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Scuola di Yoga e Ayurveda

Green Yoga

a cura di Marco Mandrino

In tutte le diverse tradizioni spirituali sia orientali che occidentali vi è l’irrisolta questione della relazione con il mondo esterno. Personalmente parlando la questione o il problema o la sfida o come si preferisca chiamarla più alta e difficile è come portare la comprensione della verità nella propria vita di tutti i giorni e mettere alla prova giornalmente questa verità nel campo delle relazioni con gli altri e con la società in generale. Questo articolo è quindi principalmente diretto a coloro che percepiscono come importante portare i valori della spiritualità nel proprio vivere quotidiano con assoluto rispetto per chi invece sente la base della propria vita spirituale e presupposto principale l’abbandono delle relazioni e del mondo stesso. Una volta che in qualche modo si è “scelto” di avere a che fare con il mondo è utile capire cosa comporta tutto questo e fino dove spingerci.

Rimane infatti un ampio spettro di possibilità che vanno dal minimo di partecipazione ovvero vita quasi autarchica fino alla partecipazione totale alla vita sociale e politica. Onestamente fino a pochi anni fa la mia scelta personale era di vivere il più possibile ai margini coltivando il mio piccolo giardino di relazioni “selezionate” fare del proprio meglio per rispettare l’ambiente che ci circonda, non vedendolo come una risorsa sfruttabile ma un grembo che mi accoglie trovare insomma nel mio piccolo la mia via “sostenibile”.

Da qualche tempo però so che qualcosa è cambiato come se fosse una chiamata a fare la mia parte seppur piccola all’interno della società. Quello che mi sento di poter fare è oltre a tenere più in considerazione i valori ecologici e di rispetto dell’ambiente nella mia vita personale cercare di condividere questi stessi valori con gli altri.

Ci tengo però a premettere che quello che state leggendo non è una accusa verso nessuno, non è un giudizio verso coloro che non sentono la questione di primaria importanza ma un semplice invito alla riflessione e da questo ognuno agirà o meno di conseguenza.

Vi sono molti modi per poter affrontare questo argomento e quello che scelgo oggi è farlo utilizzando il concetto di Dukkha presente sia nelle tradizioni Buddhista che Indù e delle possibili soluzioni per uscirne che vedremo principalmente da un punto di vista Buddhista.

Dukkha significa sofferenza. Questa sofferenza è dovuta all’ignoranza circa la nostra vera natura ovvero il senso di separazione rispetto al tutto. Potremmo affrontare direttamente la questione ovvero cosa è questo tutto e chi siamo noi separati da cosa. In realtà il linguaggio non ci aiuterebbe ed in questo spazio vorrei affrontare la questione della sofferenza prendendola non direttamente e personalmente ma analizzando come la società nella quale viviamo si basa e di conseguenza perpetua la sofferenza ed in questo modo dare forse degli spunti per comprenderla e attenuarla ed un giorno (questo giorno può ovviamente essere anche ORA) magari risolverla completamente.

Secondo il Buddismo Dukkha è rafforzata dalle tre motivazioni non salutari ovvero: avidità, malevolenza e illusione. Per eliminare Dukkha il Buddhismo ci suggerisce di coltivare le tre motivazioni o qualità opposte: generosità, amorevolezza e saggezza. Nella nostra società oggi le tre motivazioni negative che rafforzano la sofferenza sono in un qualche modo istituzionalizzate. Vediamo come analizzandole una per volta.

Avidità. Il sentire comune promosso socialmente è che non si guadagna mai abbastanza e non si ha mai abbastanza. In generale in qualsiasi ambito ci spingiamo la nostra è una corsa cieca in preda al desiderio di avere più cose, più esperienze (anche spirituali!!), più relazioni, più potere … più tutto. Se ci fermiamo un attimo la nostra mente ci racconta a volte in modo chiaro altre in modo più sottile che se solo avessimo quell’altra cosa che ci manca saremmo finalmente felici. Non vi è ora la spazio per dettagliare la portata di questo ma è ormai chiaro a chiunque decida volerlo vedere che questa nostra corsa al di più è una corsa senza fine ma che sta causando la fine del nostro pianeta e quindi della nostra civiltà. L’assurdo della nostra civiltà in questo momento è che sta divorando se stessa. Non vi è un singolo partito politico (che sappia io e scusate non ne conosco poi molti) che ci dica le cose come stanno veramente ovvero: ragazzi siamo alla fine … si finita !! fine corsa. Cosa significa questo ? Semplicemente dover ribaltare la nostra economia. Tutte le soluzioni a questa crisi globale sono sempre in un'unica direzione ovvero cercare di far consumare di più in modo da aumentare produzione e quindi ricchezza. Purtroppo mancano le risorse e l’ecosistema è chiaramente al collasso. Onestamente non so come, ma se non inizia dal basso e con dal basso intendo da ognuno di noi un movimento di coscienza opposto che dica di no a questa corsa distruttiva entro poco tempo arriveremo al baratro e non si potrà più tornare indietro. Dire di no significa cercare di considerare cosa ci è davvero utile o che sentiamo importante per noi e cosa ci è superfluo considerare prima di agire di impulso all’acquisto se ciò che stiamo per prendere ha per noi davvero un valore. In pratica passare dall’essere “consumatori” a esseri coscienti.

Malevolenza. La malevolenza è il senso di paura che la società in cui viviamo e alla quale partecipiamo crea costantemente per giustificare spese militari e burocratiche folli. Il governo americano è schiavo ormai da decenni delle multinazionali legate alla produzione di armamenti. Senza guerre il consumo di ami sarebbe ingiustificato e senza l’ombra di un qualcuno o qualcosa di cui aver paura la guerra sarebbe ingiustificata. Ai sostenitori delle guerra vorrei far notare che a soluzione bellica non ha certo risolto il problema del terrorismo ha dato maggior spinta e vigoria all’odio che lo fomenta detto in parole semplici chi si vede la famiglia uccisa da una bomba intelligente è più probabile che sia terreno fertile per il terrorismo. Pur non vivendo negli Stati Uniti il clima ed il meccanismo nel quale viviamo è lo stesso. Il razzismo e la paura fomentata dall’ignoranza alimenta un micro modello americano. Da qui arriviamo al terzo e fondamentale tranello ovvero l’illusione.

L’illusione è il mondo finto che i nostri mass media ci regalano giornalmente. Vediamo televisione, giornali ed internet ed anche le persone più attente credono che ciò che ci viene detto o mostrato sia la realtà. Dovremmo chiederci quale è lo scopo principale dei mass media ? Essendo in mano tutti a grandi società multinazionali il loro scopo principale è vendere copie, far crescere gli indici di ascolto così che i prodotti pubblicizzati possano essere meglio venduti. Il prodotto però più venduto è la paura e l’ignoranza. Invece di metterci davanti a come stanno le cose ovvero un collasso totale dell’ecosistema la nostra attenzione è sempre portata a qualche gossip che riguarda un personaggio famoso o a qualche catastrofe o all’aumento della benzina o qualche omicidio a sfondo possibilmente sessuale o morboso. Manipolando il senso di mancanza che affligge il nostro incerto senso dell’Io viene passato il messaggio fondamentale che tiene in piedi tutta la baracca ma sta distruggendo il mondo ovvero: la soluzione al disagio è il consumo. Le dittature controllavano e controllano la gente con la violenza mentre la nostra democrazia lo fa con la propaganda manipolando così il pensiero.  

Sempre nel Buddhismo una volta identificati questi tre punti fondamentali la soluzione che propone è appunto il coltivare le qualità opposte.

Rispondere quindi alla avidità con la generosità. Generosità è forse essere più attenti al dare piuttosto che all’avere, è coltivare un senso di accoglienza e vedere i desideri per quello che sono ovvero una funzione compulsiva della mente che se non osservata rischia di assorbire tutta la nostra attenzione. Muoverci facendo più gesti possibili verso gli altri senza aspettarci nulla in cambio e dal punto di vista sociale, forse il più importante, comprendere che ciò che già abbiamo è spesso più che sufficiente per vivere in pace ed armonia.

Alla malevolenza con amorevolezza. Metta che significa “amorevolezza gentile” è uno dei cardini del Buddhismo mahayana nei rapporti con il mondo e le altre persone. Il passare anche solo per iniziare un ora al giorno cercando di essere amorevoli e gentili verso tutti coloro che ci circondano è forse spiritualmente altrettanto importante che stare seduti un ora in “meditazione”. Gli altri sia che siano nostri vicini o i tifosi di un'altra squadra o quelli del paese o dello stato vicino non sono nemici da combattere ma esseri da trattare in modo amorevole. Lasciare che l’amorevolezza elimini le illusorie barriere che ci danno il senso di separazione rispetto al prossimo. In questo senso anche questo articolo non è contro nessuno perché anche l’uomo politico o manager di multinazionale più avido e senza scrupoli è un essere umano bisognoso prigioniero in prima persona dell’illusione collettiva e che quindi va trattato con compassione.

Alla illusione la saggezza. Fermarsi e chiederci il più spesso possibile ciò che realmente sappiamo per nostra esperienza personale o cosa invece ci arriva dal di fuori. Fare della pratica meditativa una costanza della propria vita anche solo per aiutare la mente a focalizzarsi e a non piegarsi sempre al primo stimolo esterno. Mettere in discussione tutto senza reagire contro ma senza neppure sposare a priori. Questo vale anche ovviamente per ciò che state leggendo ora

Certo la spiritualità è un percorso personale non un programma sociale e politico ma ultimamente mi chiedo dove inizi una cosa e termini l’altra. Se una chiara visione non dualista non debba invece comprendere tutto. Esiste veramente un confine tra queste sfere ? Il non arrecare violenza non potrebbe significare ance prodigarsi per la salvezza del nostre ecosistema con le infinite forme che l’esistenza ne ha preso all’interno ? Onestamente davvero io non ho idea fino a dove ci si debba spingere ed il credere di poter tornare indietro facendo a meno di elettricità privandosi di tante cose ormai di uso comune come richiedono alcuni movimenti naturalistici non lo sento come una soluzione possibile ed anzi a volte diventa una scelta estrema che crea separazione (noi e loro) e reazione. Anche le modalità in cui fare attenzione sono diverse da ognuno di noi e non saprei e non vorrei tracciare dei confini questo si e questo no. Se anche solo qualcuno iniziasse semplicemente a fare più attenzione e rispettare di più l’ambiente giorno per giorno e momento per momento è possibile che una qualche soluzione insperata alla crisi che stiamo vivendo si possa presentare all’orizzonte. Capisco anche che di fronte alle guerre, allo sfruttamento sistematico dell’ambiente e a tutte le problematiche il singolo essere umano si possa sentire ininfluente ma i veri cambiamenti iniziano davvero dal piccolo quindi ciò che si può realmente fare e prestare attenzione nella nostra quotidianità con piccole cose come spegnere la luce quando non ci serve davvero, limitare i consumi compresi gli acquisti di cose che magari il giorno dopo ci dimentichiamo di avere (non significa questo avere solo lo stretto necessario) ed anche cercare di far scendere il livello di conflittualità nelle nostre relazioni con amici, parenti ed in generale con tutte le persone che abbiamo la fortuna ed il piacere di incontrare.

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