Libri Yoga
Un lungo fortissimo abbraccio, di Lorenzo Licalzi
Recensione di Marco Mandrino
Questo libro non è direttamente riconducibile allo Yoga. Almeno non lo è nel senso di Yoga come tecnica. E’ un romanzo avvincente di quelli che si leggono in pochissimo tempo perché una volta iniziato è difficile staccarsi.
Prima di parlare però del libro qualche premessa.
Se per voi la lettura è un modo diretto per imparare qualcosa, nel senso di acquisire informazioni, e dato che state leggendo questa rivista magari informazioni sullo Yoga o sulla spiritualità in generale, questo libro non fa al caso vostro. Non è neppure una di quelle storie poco convincenti scritte unicamente come scusa per “passare” insegnamenti spirituali.
E’ una grande romanzo, una bella storia.
Di Lorenzo Licalzi, l’autore, non so più di quanto si trova nelle note biografiche sui suoi libri. Di certo è un uomo che conosce in modo non superficiale Yoga, meditazione e con una sua idea su tutte le svariate mode new age. A tutti, oltre al libro oggetto di questo articolo, consiglio la lettura de “Il privilegio di essere Guru”, forse uno dei libri più divertenti, irriverenti, sarcastici ed intelligenti sul “mondo” new age. La storia di un uomo il cui unico interesse è la conquista di più donne possibili, e che si trova suo malgrado sempre più invischiato nei “sotto prodotti” del “mondo spirituale”.
Tornando al libro oggetto di questo articolo anche in questo libro il protagonista, il principale “Io” narrante, pratica meditazione, una pratica che, dice lui stesso, lo aiuta a rimettere ordine quando c’è confusione, che gli ridà equilibrio, e lo aiuta a non essere travolto dal flusso del pensiero. Ma la bellezza ed il contributo “spirituale” di questo libro non sono legati alla pratica di meditazione del protagonista (David).
Cenni sulla vicenda narrativa
Nelle pagine del libro si avvicendano capitoli scritti con soggetti narranti differenti. Un giovane musicista ventenne di nome Sean, una ragazza spagnola sua coetanea di nome Blanca, un uomo malato terminale di nome David e sua moglie, di nome Ellen. Il tutto si svolge in un futuro non troppo lontano, ovvero intorno al 2100. In quegli anni esiste solo più una malattia incurabile chiamata appunto “La Malattia”, che colpisce soggetti ultra settantenni quando ormai l’aspettativa media di vita è arrivata fino ai 110 anni. Per salvare la vita a David, ormai vicinissimo alla fine dei sui giorni, gli viene proposto di fare da cavia al primo vero e proprio tentativo fatto su un essere umano di trapianto del cervello in un altro corpo donatore. Con non poche titubanze David, spinto anche da Ellen, accetta. L’operazione riesce, e dopo un lungo periodo in ospedale il nuovo “David” esce e ritorna a quella che era casa sua per sperimentare il suo nuovo corpo.
L’identità nella nostra cultura
Licalzi parte dall’ipotesi di base che per la cultura in cui viviamo la nostra identità si basa principalmente sulle nostre facoltà cognitivo-razionali. Non vi è alcun dubbio che se dobbiamo in qualche modo localizzare il punto dove risiede la nostra identità, molti di noi additerebbero il proprio cervello. Questo è un esperimento che potete fare. Prima rispondete voi e dopo chiedete ad amici e parenti. Vedrete che alcuni punteranno dritto alla testa. Altri inizierebbero dicendo che sono il loro corpo, compreso di testa, ma se poi diventate più stringenti con la domanda, chiedendo ad esempio se si sentirebbero comunque sempre loro con un braccio o una gamba in meno, vedrete che tutti finiranno lì. Si lo so. Molti di voi stanno pensando: io no, io mi riconosco con la mia anima. Alla fine però mie cari molti di voi cadrebbero alla seconda e terza domanda perché in fondo cosa è davvero questa benedetta anima quasi nessuno saprebbe davvero dirlo.
Di conseguenza nella vicenda del libro tutti, tranne in parte David, non hanno alcun dubbio che se si prende il cervello di una persona e lo si mette in un altro corpo il nome, e di conseguenza l’identità, rimane immutata. Per tradurre la cosa in termini molto semplici, se il cervello di David viene trasferito con successo nel corpo di Paolo (non inventato) l’essere che ne risulterà sarà sempre David. Voi cosa ne pensate? Siete d’accordo? Per la scienza in generale è cosi. Cartesio, anch’esso nominato tra le pagine del libro, allo stesso proposito ha detto “Cogito ergo sum”. Questa scoperta, se così la possiamo chiamare, ha effettivamente cambiato e influenzato radicalmente la storia umana.
Fermatevi prima di continuare, non andate troppo velocemente, fate qualche respiro, sentite il battito del vostro cuore, sorridete alla persona che avete più vicino e fatevi una vostra opinione su questo.
Secondo la cultura orientale, e lo Yoga di conseguenza, questo non è vero. La visione olistica orientale rifiuta la minimizzazione dell’identità umana all’encefalo o al corpo. Vi ricordo inoltre che anche la scienza ultimamente afferma che ogni più piccola particella ha in sé una memoria. Come la mettiamo allora? Consideriamo anche il fatto che in ogni istante particelle muoiono e particelle nascono. Sono sempre io?
La reincarnazione
Curioso anche il fatto di come la maggior parte di noi occidentali comprendono il concetto di reincarnazione. Proprio per l’assunto culturale che difficilmente riusciamo totalmente a scrollarci di dosso, immaginiamo la reincarnazione esattamente come nella vicenda del libro, ovvero il nostro cervello che finisce magicamente in un altro corpo, così da darci l’idea di una continuità di identità. Si, tanti penseranno sempre alla famosa anima e non al cervello, me se togliamo la memoria rimane davvero qualcosa di quello che possiamo chiamare “io” o “persona”? Nella reincarnazione però, sempre secondo le storie che vanno più di moda, abbiamo a che fare con un Dio sadico che prima del trapianto o del passaggio decide di resettare la memoria. Piuttosto che resettarla forse è più corretto dire che cambia la password così quando si nasce nel nuovo corpo non ci si ricorda più nulla delle vite precedenti, a meno che non si trovi il Guru giusto o il grande psicanalista che con la sua arte o la sua “energia” ci porta a spasso per le nostre vite passate.
Fatevi una vostra idea, secondo voi cosa è che si reincarna ed infine cosa ci può far dire che Pinco sia la reincarnazione di Palla?
Perché è molto di moda ultimamente dire di credere alla reincarnazione, ma cerchiamo di comprendere cosa effettivamente intendiamo e soprattutto cosa realmente sappiamo. Il libro in questione anche in questo è un ottimo compagno di riflessioni. Il nostro eroe David ad un certo punto della vicenda capisce che non può più identificarsi completamente con il suo cervello ma non riesce neppure ad identificarsi completamente con il nuovo corpo. Da qui la fatidica domanda “Chi sono quindi veramente”?
Chi sono veramente?
Qui arriviamo al nocciolo del libro, ma anche al nocciolo dell’esistenza ed al motivo conscio o inconscio che spinge ultimamente centinaia di migliaia di persone ad imitare il cane che si stira, provare a stare a testa in giù o sedersi in silenzio contemplando il vuoto. Perché è vero che lo Yoga fa diminuire la cellulite, risparmiare su sonniferi e calmanti, e rende, volendo, il bicipite più guizzante, ma la vera motivazione che ci muove nella vita, o se preferite, da una vita all’altra, è rispondere a questa semplice ma contemporaneamente difficilissima domanda.
Ovviamente non vi aspetterete che risponda io per voi? Impossibile, non sarebbe la vostra risposta giusta. Mi spiace, non lo fa neppure il libro, ma oltre ad essere, come vi ho già detto, un'ottima storia, può aiutare ogni lettore a farsi le domande giuste ed a riflettere un poco su queste cose.
Vi assicuro... è salutare, benefico e divertente.
Om Marco.
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