“Visto che sei vegetariano ti ho cucinato le orecchiette alle cime di rapa”… “Mmmm buone!! Quindi non ci hai messo l’acciuga, vero?”...“sì ma ne ho messa pochissima!!!”.

Ho scelto di diventare vegetariano una notte di circa 4 mesi fa. Durante una delle mie maratone notturne a base di libri e documentari sull’ecologia, la natura e l’alimentazione, ho preso la decisione di non mangiare più carni animali. È stata una scelta di coerenza. Non posso definirmi carnivoro visto che non avrei mai il coraggio di procacciarmi la carne per cibarmi (il passaggio con il carrello davanti al bancone della carne non la reputo una vera e propria caccia).

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È nei periodi di profonda crisi, sicuramente economica ma anche (e forse soprattutto) spirituale, che le persone si arrovellano su come cambiare la propria vita migliorandola. Ognuno vorrebbe trovare il modo per vivere una vita migliore e per essere più felice. Ma che cosa significa vivere una vita migliore? E, quando una persona è veramente felice?

Quando vivevo in una grande città avevo l’abitudine (e come me, evidentemente, moltissime altre persone) di spendere un po’ del mio tempo libero, una volta uscito dall’ufficio, per fare “l’aperitivo”. L’aperitivo non era nient’altro che un momento di convivialità durante il quale, grazie al coraggio liquido fornito dall’alcol, ognuno dava sfogo alle proprie frustrazioni lavorative e raccontava il proprio sogno di evasione, un viaggio verso un mondo migliore. Le mete preferite erano dalle più classiche “mollo tutto e apro un baretto su una spiaggia messicana” alle più fantasiose “vado a fare l’agente immobiliare a Bali… lì lavori poco, guadagni tanto e vivi in un paradiso”.

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Il film dipinge il mondo come lo vorrei indicando a suo modo dei mezzi per arrivarci.

Mi piace come gioco a fine anno fare un piccolo cenno sui film e album musicali imperdibili dell’anno che ci sta lasciando. Per la musica lo farò a breve. Con i film premetto che il 2016 è stato un anno imbarazzante. Davvero poca roba, per lo più qualcosa di guardabile ma nulla di davvero “WOW !!”. Fortunatamente c’è una grande eccezione e questa eccezione è un film che in Italia esce in questi giorni intitolato Captain Fantastic. Prima di vedere questo film mi sentivo relativamente solo. Ovvero avevo una idea chiara di cosa andrebbe fatto e mi chiedevo come mai non fosse chiaro a tutti o almeno cazzo … a qualcuno.

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"Disegni di Emanuela Genesio"

Leggo sul Domenicale del Sole 24ore (13 novembre 2016) l’articolo dal titolo “Come si misura la coscienza”.
Il tema m’interessa perché credo che sia uno dei più profondi “misteri scientifici” (così definito dall’”Economist in uno speciale dedicato alla coscienza) insieme a quello dell’origine della vita. Mi interessa molto di più di tutto quello che implica il termine spiritualità, perché va diritto all’essere.
Quel che si dice nell’articolo è in sunto questo: si sa che “la coscienza dipende dal cervello, […] macchina biologica complicata”, ma che resta un mistero “come l’acqua del cervello si trasformi nel vino della coscienza”.

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“Ci sono solo circostanze e sfumature che distinguono l’eroe dal criminale, è sempre stato così. La rettitudine è la virtù dei pigri, di quelli che non hanno un ideale. Senza criminali e disonesti, vivremmo ancora in una società feudale. Ho perso, Harry, punto e basta. Ho creduto in una cosa, ma sono diventato cieco, e quando ho ritrovato la vista, il mio cuore era già corrotto. Va sempre così.” Da “La ragazza senza volto” di Jo Nesbo.

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