Quando manca la spontaneità si ripetono modelli, si percepisce lo sforzo di apparire interessanti, si è impantanati nel peso della costrizione.

La necessità di essere visti, ascoltati, presi in considerazione sembra andare di pari passo con la banalità di ciò che poi si esprime. Ogni giorno sento centinaia di migliaia di parole e raramente un qualcosa che valga la pena di essere ascoltato.

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È vero, qua è come se il tempo si fermasse per lasciarti respirare eppure scorre così veloce e fluido che “domani” sarà già ora di andar via e ricominciare.

Mi trovo da qualche settimana nel paradiso terrestre altresì chiamato Cascina Bellaria.

Lontano dal caos della città, dagli scleri di chi non ci sta dentro e l’arroganza di chi pretende di essere sempre sul pezzo, mi trovo immersa in una dimensione spazio-temporale assolutamente unica. Non mi mancano le comodità (ok, forse il mio divano un pochino), non mi manca la confusione, non mi mancano gli aperitivi in centro, lo smog penetrante e recalcitrante.

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Politicamente vince non chi ha proposte e idee ma chi punta sulla paura/promessa di sicurezza.

Ogni giorno abbiamo nuove regole, restrizioni e proibizioni in nome della quiete e della sicurezza. Locali dove si faceva musica ed arte chiudono schiacciati dalla burocrazia, dai costi e dalle regole. In nome della sicurezza non si possono quasi più vendere prodotti locali perché tutto deve essere impacchettato in mono dose plasticosa. Ogni ristorante deve avere tabelle e tabulati su intolleranze, contenuti, procedure di anticontaminazione.

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Da quando ho capito che dare la colpa agli altri e al mondo interno (con incazzatura annessa) non serve a niente, mi sento molto più partecipe del mio presente.

Sono in posta. La classica posta del giovedì pomeriggio, con la ventina di persone che aspetta e i 5 impiegati che lavorano. Fa caldo, l’aria condizionata non è stata ancora accesa. Ci sono 2 bambini che giocano rincorrendosi e un cagnolino che piange.

Prendo il mio numerino per spedire (attenzione a non prendere quello sbagliato altrimenti sono ca**i amari). Passano 2 minuti, nessun numerino chiamato, nessuna persona allo sportello. Gli impiegati fissano il monitor e niente accade.

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Non si “dovrebbe” amare ma Essere in uno spazio sensibile in cui i vari problemi, preoccupazioni, contrasti entrano ma non sostano.

Non è sempre semplice: la vita quotidiana rischia spesso di schiacciare anche il più nobile dei sentimenti. La socialità digitale, che di sociale non ha molto, toglie profondità a tutto. Piacere, dolore, entusiasmo, tutta una gamma di sentimenti sono schiacciati in un'emoticon. L’Amore non è un sentimento basato su un pensiero e su di un modello.

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