Ciò che consideriamo “vero” spesso non è altro che l’idea e la credenza che è stata meglio sponsorizzata e pubblicizzata.

Prendo spunto da un grande libro di filosofia della scienza scritto da Paul Karl Feyerabend (che reputo una delle menti più brillanti che abbiano mai attraversato il mondo), per scrivere due parole sul metodo di apprendimento. La scienza studia, esamina e “conosce” la realtà isolando un singolo ele/avveni-mento dall’altro. Questo metodo falsifica totalmente la realtà rendendola solo l’ombra di sé stessa.

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Esiste una parte di esseri umani, per fortuna piccolissima, a cui lo yoga fa davvero male e che forse dovrebbe dedicarsi ad altro.

Adoro osservare gli esseri umani interagire in un ambiente a loro non comune.
Adoro osservare le dinamiche e le energie che si sviluppano tra gli ospiti di lunga o meno lunga permanenza, le amicizie, l’amorevolezza e lo spirito di protezione reciproca che nascono tra la maggior parte di essi/e.

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Quando manca la spontaneità si ripetono modelli, si percepisce lo sforzo di apparire interessanti, si è impantanati nel peso della costrizione.

La necessità di essere visti, ascoltati, presi in considerazione sembra andare di pari passo con la banalità di ciò che poi si esprime. Ogni giorno sento centinaia di migliaia di parole e raramente un qualcosa che valga la pena di essere ascoltato.

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È vero, qua è come se il tempo si fermasse per lasciarti respirare eppure scorre così veloce e fluido che “domani” sarà già ora di andar via e ricominciare.

Mi trovo da qualche settimana nel paradiso terrestre altresì chiamato Cascina Bellaria.

Lontano dal caos della città, dagli scleri di chi non ci sta dentro e l’arroganza di chi pretende di essere sempre sul pezzo, mi trovo immersa in una dimensione spazio-temporale assolutamente unica. Non mi mancano le comodità (ok, forse il mio divano un pochino), non mi manca la confusione, non mi mancano gli aperitivi in centro, lo smog penetrante e recalcitrante.

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Politicamente vince non chi ha proposte e idee ma chi punta sulla paura/promessa di sicurezza.

Ogni giorno abbiamo nuove regole, restrizioni e proibizioni in nome della quiete e della sicurezza. Locali dove si faceva musica ed arte chiudono schiacciati dalla burocrazia, dai costi e dalle regole. In nome della sicurezza non si possono quasi più vendere prodotti locali perché tutto deve essere impacchettato in mono dose plasticosa. Ogni ristorante deve avere tabelle e tabulati su intolleranze, contenuti, procedure di anticontaminazione.

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