Da quando ho capito che dare la colpa agli altri e al mondo interno (con incazzatura annessa) non serve a niente, mi sento molto più partecipe del mio presente.

Sono in posta. La classica posta del giovedì pomeriggio, con la ventina di persone che aspetta e i 5 impiegati che lavorano. Fa caldo, l’aria condizionata non è stata ancora accesa. Ci sono 2 bambini che giocano rincorrendosi e un cagnolino che piange.

Prendo il mio numerino per spedire (attenzione a non prendere quello sbagliato altrimenti sono ca**i amari). Passano 2 minuti, nessun numerino chiamato, nessuna persona allo sportello. Gli impiegati fissano il monitor e niente accade.

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Non si “dovrebbe” amare ma Essere in uno spazio sensibile in cui i vari problemi, preoccupazioni, contrasti entrano ma non sostano.

Non è sempre semplice: la vita quotidiana rischia spesso di schiacciare anche il più nobile dei sentimenti. La socialità digitale, che di sociale non ha molto, toglie profondità a tutto. Piacere, dolore, entusiasmo, tutta una gamma di sentimenti sono schiacciati in un'emoticon. L’Amore non è un sentimento basato su un pensiero e su di un modello.

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"Untitled", Emanuela Genesio, inchiostro di china

Sedere è essenzialmente uno spazio semplificato, la vita quotidiana è un incessante muoversi.

È Charlotte Joko Beck a dirlo, in un libro che riporta una voce diretta, senza decori, in un netto bianco e nero dal sapore pienamente zen.
Zen quotidiano è il libro meno libro che io abbia letto finora. Forse è per questo che non sono ancora arrivata all’ultima pagina, pur maneggiandolo da più anni. Un libro che nega la propria scrittura rispettandola, facendola sparire nell’attimo seguente alla lettura.

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Sembra che l’ignoranza sia infinitamente più contagiosa della sua sorella opposta.

Ciò che sta accadendo è chiaro: la sensibilità, l'intelligenza, la comprensione ecc., sono ridotte ai minimi termini. Il genere umano sta involvendo? Non so, ma non credo che in altre epoche andasse meglio o peggio. Semplicemente ora, grazie alla socialità digitale, il triste degrado è diventato molto più vistoso e virale.

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Libro: Ma gli Androidi sognano Pecore Elettriche? - Philip Kindred Dick (1968)
Film: Blade Runner - Ridley Scott (1982)

Se non l’avete fatto, o se avete solo visto il film (Blade Runner) a cui si è ispirato, leggete “Ma gli Androidi sognano Pecore Elettriche?” che è anche molto di più di quel grande film già al di sopra della norma.

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