Mi sono sempre chiesto se per il galeotto il tempo misura in ugual maniera che per chi passa una piacevolissima serata tra amici.

Sono pressochè sicuro che il Tempo rimane una delle dimensioni più imperscrutabili.
Senza qualcosa che lo definisca, il Tempo non esisterebbe.

E comunque, nonostante gli Svizzeri e i loro infallibili orologi, il tempo sembra scorrere in maniera soggettiva piuttosto che da quadrante.

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Persino i rapporti umani e le relazioni si consumano ormai prevalentemente dietro uno schermo di protezione dimenticandosi che tale schermo “protegge” pure dalla vita ed attenua tutto.

In tutta onestà, cercando di non fare sparate per il puro gusto della provocazione, l’equilibrio perfetto è e rimane ai margini del caos. Quello spazio inafferrabile di quiete elettrica ed elettrizzante, in cui non c’è cristallizzazione e ristagno ma allo stesso tempo non si è in mezzo alla tempesta.

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Da quarantenne (età generica, meglio non specificare) vorrei poter frequentare 5 ore tutte le mattine, tornare a casa, trovare la tavola apparecchiata, pranzare e rimettermi subito sui libri per curiosare e sapere ancora e ancora.

Se incontrassi il genio della lampada... di certo non chiederei ricchezze materiali. Ppossiedo troppe cose, da anni me ne sto liberando lentamente, è il mio modo per lavorare intimamente su me stessa.

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Ai corsi vedo persone refrattarie alla fatica che non vedono l’ora di imparare posizioni complesse solo per sentirsi più fighe e mostrarlo poi al mondo.

Dato l’interesse del post della scorsa settimana ci tengo a chiarire la questione perché, dalle risposte che mi sono arrivate, credo che il mio post sia stato in parte frainteso. Io ho solo un senso di ammirazione per chi utilizza Instagram professionalmente.

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Onestamente credo che il volo di una farfalla sia milioni di volte più stupefacente di un qualsiasi missile di nostra creazione.

Sembra che uno dei più profondi ed innati desideri dell’essere umano sia quello di “appartenere”. Da esseri di vocazione “sociale” che indubbiamente siamo, sembriamo quindi costantemente alla ricerca di maniere che definiscono un certo senso di appagante appartenenza a qualcosa, un qualcosa normalmente e assurdamente incongruo e fittizio, se non altro perché che lo vogliamo o no a qualcosa apparteniamo… forse!

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