Ok, sono diventato padre. Ho condiviso 26 ore di intense emozioni con una donna guerriera che ha lottato dall’inizio alla fine senza mollare mai un colpo. L’ho vista soffrire, l’ho vista arrivare più volte al limite… ma lei… Lei non ha mai mollato.

Il miracolo della nascita, il miracolo della vita, lo compiono le nostre donne. E come per i più grandi guerrieri, è giusto rendere loro il massimo dell’onore. Vi risparmio le 26 ore di travaglio. Quello che vorrei raccontarvi è ciò che accade dopo. Subito dopo il parto sono rimasto solo con le mie due potenti donne. Sono passato da uno stato di caotico rumore confusionale ad uno stato di silenziosa ammirazione estatica. Guardavo negli occhi le mie due donne e non potevo fare a meno di pensare che la mia vita aveva appena imboccato la strada di una nuova avventura. Ti rendi subito conto di essere l’unico a non aver subito un trauma per cui il tuo compito è quello di assistere la tua compagna affinchè si rimetta in forma e poi insieme vi prenderete cura della vostra creatura. Sembrava tutto così dannatamente romantico. E dentro di te senti montare l’istinto di protezione, da tutto e da tutti.

Ben presto però sei costretto a fare i conti con il mondo che ti circonda.

Come per il miracolo della liquefazione del sangue di San Gennaro, tutti si precipitano in Ospedale per ammirare il pargolo d’oro. E tu devi essere pronto, al pari del Presidente degli Stati Uniti, a rispondere a tutte le domande, anche a quelle più difficili:

“Quanto pesa esattamente?”…. “Sono 3 chili e centocinquanta grammi… che faccio? Lascio?”

“A che ora esatta è nata?”…. “Alle 7 e 10 circa… ma chi sei? Paolo Fox?”

“Come mai è durato così tanto il travaglio?”…. “Niente, è che ci siamo trovati bene in sala parto, c’era anche la piscina, e abbiamo cercato di tirare fino all’ultimo prima di fare il check out”

“Ma adesso la allatterà la mamma?” …. “No, pensavamo di farla allattare dalla vicina di casa”

E poi ovviamente parte la giostra delle somiglianze. Forse una delle giostre più ridicole che esistano. Dal più picassiano “Gli occhi sono del papa, la bocca è tutta della mamma, ma quel nasino all’in sù ….. bah” fino a spingersi ai limiti delle leggi darwiniane con affermazioni del tipo “è identica a me!”, ovviamente pronunciate da parenti di quinto grado. I genitori, per tutto questo teatrino, ringraziano.

Un neonato conosce un solo modo per comunicare: piangere. Devi essere bravo tu ad interpretare le varie declinazioni del pianto e ti assicuro che non è per nulla facile. Ma tranquillo, anche in questo caso non sei solo. C’è di nuovo tutto un mondo che verrà in tuo soccorso, cercando in ogni modo di farti sentire il più stupido degli inetti. “Poverina, ha fame”… “Poverina, ha sonno”… “Poverina, deve essere cambiata”… “Poverina, ma come la tieni!?!?”… “Poverina, ma tienile bene quella testolina”… “Poverina, ma stai attento alla testolina!!!”… “Poverina, ma come l’hai vestita!?!?”… “Poverina, ma come l’hai pettinata!?!?!”… “Poverina, falla sorridere”… “Poverina, cerca di tranquillizzarla”… “Poverina, guarda che lacrimoni”. E ad ogni “Poverina”, si materializza tra le tue mani un paletto di frassino che vorresti conficcare nel cuore del tuo interlocutore.

Arrivi ad un punto che non avresti mai immaginato: non fai la barba da giorni, non sai che abiti stai indossando (forse non sono nemmeno i tuoi), la tua casa assomiglia ad un trasandato temporary store di una fabbrica manifatturiera cinese andata in fallimento, i gatti non mangiano da giorni, il giardino si è trasformato in foresta tropicale, respingi le incursioni di amici e parenti come fossero testimoni di Geova, cambi pannolini con la stessa velocità di un pit stop Ferrari.

E poi ti ritrovi sfinito sul letto ad osservare la tua bambina che avidamente si nutre dal seno della mamma, guardi negli occhi la tua altrettanto sfinita ma splendida compagna e lei ti chiede: “te lo immaginavi diverso vero?” e la tua mente subito ritorna a quel momento di silenziosa estasi vissuta in sala parto. Sorridi, senti le emozioni che impazzano dentro di te e rispondi “No, me lo immaginavo proprio così”.

Questo vuole essere un augurio a tutti i papà attempati come me che si sono spesso sentiti dire “i figli si fanno da giovani”. È vero, è dura. Ma nei momenti di sconforto, abbiate la forza per fermarvi ed osservare. La risposta sarà il sorriso che vi spunterà sul vostro viso.

In bocca al lupo a tutti voi





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