"Disegni di Emanuela Genesio"

Leggo sul Domenicale del Sole 24ore (13 novembre 2016) l’articolo dal titolo “Come si misura la coscienza”.
Il tema m’interessa perché credo che sia uno dei più profondi “misteri scientifici” (così definito dall’”Economist in uno speciale dedicato alla coscienza) insieme a quello dell’origine della vita. Mi interessa molto di più di tutto quello che implica il termine spiritualità, perché va diritto all’essere.
Quel che si dice nell’articolo è in sunto questo: si sa che “la coscienza dipende dal cervello, […] macchina biologica complicata”, ma che resta un mistero “come l’acqua del cervello si trasformi nel vino della coscienza”.

L’autore, Giulio Tononi, sviluppa l’articolo raccontando la teoria dell’informazione integrata (IIT di cui è sostanzialmente il padre), ovvero un insieme di elementi atto a determinare le proprietà essenziali della coscienza. Secondo lo psichiatra, professore all’Università del Wisconsin, si tratta di un’esperienza che ha queste caratteristiche: 1. è intrinseca (esiste per il soggetto, non per un osservatore esterno); 2. è strutturata (composta cioè da diversi contenuti e dalle loro relazioni); 3. è informativa (produce cioè informazioni diverse da altre); 4. è integrata (nel senso di unitaria, olistica); 5. ed è infine definita (“ha i contenuti che ha, nulla di meno e nulla di più”).
Semplificando, si potrebbe affermare che “la coscienza è tutto ciò di cui abbiamo esperienza” (Massimini, www.brainfactor.it). Se la coscienza sia diversa dalla consapevolezza è questione spinosa e la risposta varia a seconda che si parli di scienze cognitive, psicologia o neuroscienza. Ma si è piuttosto concordi con l’affermare che la coscienza non sia generabile attraverso intelligenze artificiali (ed è essenzialmente per questo che una macchina non è per ora riconducibile all’essere uomo).
Tutto questo m’interessa perché si tratta dell’esserci, di andare a quel nucleo irriducibile in cui sensi e intelletto convergono. Si tratta anche di un punto in cui si percepisce la pelle: il confine tra interno/esterno tra esserci e niente. Per me, questo punto, è per ora il luogo della meditazione e della contemplazione-esperienza di un’opera d’arte. Il modo per stare nel sé che diventa altro essendoci; per vivere una frontiera aperta e irrisolta tra sentire, pensare e contemporaneamente abbondonare entrambi.




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