La tazza d’avena con latte di mucca no (dovuto alla presenza dell’infernale lattosio), ma quella con latte di soia e rinforzata da semi di chia, cioccolato, uvetta, crema di cactus, estratti di Malaleuca Alternifolia, sale Tibetano, argilla della Sierra Nevada e “Sassi di Matera” va benissimo.

Uno Shakespeare contemporaneo avrebbe forse posto parole differenti sulla bocca di Amleto all’inizio del famoso soliloquio - “Cosa mangiare o cosa non mangiare, questo è il problema…” -.
Infatti, da che mondo e mondo, l’umano si preoccupa per il cibo, che comunque anche in questi tempi moderni di abbondanza sembra avere una rilevanza speciale! Infatti, a parte l’aria che respira, i liquidi che ingurgita (preferibilmente Birra e Vino, ma anche succhi o tisane varie va bene), è del cibo “solido” che si preoccupa e da cui ovviamente riceve una gran parte della Prana (o del Prana?…) di cui ha bisogno per vivere e sopravvivere.

La preoccupazione riguardo al cibo è “ovviamente” un tema che affranca tutti gli esseri umani indipendentemente dalla razza, nazionalità, condizione sociale, età o sesso, ma “l’esperienza” del cibo definitivamente varia e assolutamente non esiste una formula matematica che appaga tutti e accomuna da Est a Ovest o da Nord a Sud.

L’abitante del Sahel “ovviamente” non si pone il problema di essere vegetariano, vegan, carnivoro o crudista, allergico alla farina, arachidi, nocciole o lattosio… già è miracoloso quando c’è una qualsiasi cosa da mangiare.
Il Giapponese raffinato invece vuole mangiare solo il tonno individualmente scelto e pescato nelle tonnare di Sant’Antioco o Carloforte per il semplice fatto che gli altri tonni sono di qualità inferiore e quindi quasi non commestibili.
Il Romagnolo verace mangia anche il Tortello fatto da qualcun altro, ma quello fatto in casa dalla mamma è comunque sempre il migliore.

E via discorrendo.

Insomma! Chi ha ragione? Nessuno, credo!

Anche il “Fantastico/Famigerato” mondo delle Yogini e Yogis non è incontaminato da tali sudditanze e fisime alimentari… anzi!

Per cui c’è quello sensibile al pomodoro, quella che rigetta i caseari, quel/quella intollerante alla marmellata di ribes, quello che ha bisogno del cartellino che gli spiega se c’è il glutine, e se non c’è il cartellino comincia a chiedere quali sono gli ingredienti della lattuga…
C’è quella che regolarmente entra in cucina a chiedere uno spicchio di limone perchè senza non si può, quella che deve mangiare il mezzo avocado giornaliero spalmato sulla fetta di pane di farina di quinoa rigorosamente coltivata nella zona Sud-Orientale con ricorso verso Nord e curvata verso Ovest nelle Ande Boliviane, c’e’ quella che vive solo di aria (Prana), quello che vive e dipende solo dalle onde macrocosmiche internettiane o quello che “finche’ c’è Pizza c’è speranza”…

Visto che da un pò di tempo “bazzico” nel mondo dello Yoga e non e visto che comunque da anni ho vissuto in diverse nazioni e a contatto con diverse culture, ho avuto modo di constatare le diverse abitudini alimentari delle varie popolazioni e per anni ho pensato che gli Italiani, specialmente all’estero, fossero tra i più selettivi e “auto-punitivi” in materia alimentare/mangereccia…”perché in Vietnam le tagliatelle non sono cucinate al dente come a Bologna ”…” a Bogotà il risotto non è così al punto come a San Giuliano Milanese”… ma poi ho visto gli Americani che dopo decenni di Hamburgers, Hot-Dogs, Grits and Bacon, hanno finalmente deciso di essere più sani… e basicamente non sanno più cosa mangiare.
La fetta di pane chiaramente no perché c’è il glutine, ma la fetta di pane fatto con farina di riso e rinforzato con due dita di burro di arachidi, marmellata, banane, yoghurt, anacardi, uova fritte, sciroppo di granturco, datteri e pecans va benissimo.
La tazza d’avena con latte di mucca no (dovuto alla presenza dell’infernale lattosio), ma quella con latte di soia e rinforzata da semi di chia, cioccolato, uvetta, crema di cactus, estratti di Malaleuca Alternifolia, sale Tibetano, argilla della Sierra Nevada e “Sassi di Matera” va benissimo.

E via discorrendo.

Normalmente cerco di mangiare quello che passa il convento anche se, potendo, quello che mi piace di più; normalmente evito di entrare nelle cucine per chiedere il pezzo di zenzero da aggiungere alla tazza di acqua calda che normalmente non bevo, infatti penso che una buona birrozza artigianale spesso sia molto meglio e più salutare.
Al che:
il mio amico Saheliano mi guarda stralunato e nel momento che lascio qualcosa nel piatto arraffa quello che puo’;
il mio amico Giapponese non mi guarda direttamente perché non sarebbe buona educazione, ma azzanna il tonno appena mi volto dall’altra parte;
i miei amici Americani sono troppo presi dalle loro fisime sul cosa mangiare o non mangiare che neanche vedono cosa mangio;

…infatti, cosa mangio? O cos’è meglio che mangi? Cosa mangiare o cosa non mangiare, questo è il problema!

Cibo! suppongo… o no!?

Scherzo… ovviamente! Just humor me.

Buon appetito!




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