Se non ho più la voglia e la forza di mettermi a dieta, dovrei fare pace con me stessa, accettarmi per quella che sono oggi, con i miei muscoli, il mio grasso, la mia taglia 44 abbondante, e smetterla di tormentarmi.

Gli ultimi 8 anni della mia vita sono stati caratterizzati dal conflitto tra quello che mi piace mangiare e bere e quello che mi piacerebbe indossare. Non che prima io mi potessi permettere chissà cosa, ma indubbiamente il mio metabolismo mi consentiva di fare bagordi allegramente, senza grosse conseguenze sul mio peso forma.
La prima dieta “vera” l'ho fatta nel 2009, quando la bilancia ha per la prima volta superato la mia personalissima soglia della paura, quella dei 60 kg. E siccome nel 2009 avevo ancora “solo” 37 anni, sono riuscita in pochi mesi a tornare a quello che all'epoca consideravo il mio peso forma.

Poi però, complice il benessere dato dall'ingresso nella mia vita di quella meraviglia di uomo che poi è diventato mio marito, i kg hanno iniziato ad accumularsi di nuovo. Per fortuna nel 2012, a 40 anni, mi sono sposata, e si sa che le spose dimagriscono. Ma subito dopo ho iniziato la mia battaglia per smettere di fumare, che si è conclusa, con la mia vittoria, a ottobre del 2014. Da lì, però, è iniziato il tracollo.
Nel giro di pochissimo tempo ho messo su 8 kg, superando abbondantemente la famosa soglia di paura. Allora ho iniziato a correre, e inizialmente sono riuscita a buttare giù qualche kg. Ma non sono mai più riuscita a tornare al peso forma precedente. Per di più l'aumento dell'attività fisica (non solo la corsa, ma la palestra e lo yoga) ha fatto crescere la mia massa magra, ovvero i muscoli, con il risultato che sono passata da una taglia 40-42 a una 44 abbondante.

Niente di drammatico, intendiamoci. Mi piace mangiare e bere, non posso certo incolpare il “destino cinico e baro”: io so di essere la “causa del mio mal”. Quindi, se non ho più la voglia e la forza di mettermi a dieta, dovrei fare pace con me stessa, accettarmi per quella che sono oggi, con i miei muscoli, il mio grasso, la mia taglia 44 abbondante, e smetterla di tormentarmi.
Ultimamente sto notando un trend che arriva dagli Usa (come tutti i trend): “you are perfect just the way you are”. Lo dicono le (poche) insegnanti “diversamente magre” di Yoga. E mi andrebbe anche bene, anzi, dovrei proprio farlo mio e ripeterlo come un mantra. Ma non riesco, perché non mi convince fino in fondo. Se fossimo davvero perfette come siamo, non dovremmo mai fare niente per migliorarci. Invece io ho fatto e faccio tante cose con lo spirito di arrivare ad essere la “migliore versione possibile” di me. Il problema, forse, sta proprio nella definizione della perfezione.

Ci sono giorni in cui mi guardo allo specchio e penso “toh, non sei poi così malaccio” e giorni in cui mi faccio letteralmente schifo. Ogni donna “diversamente magra” sa di cosa sto parlando. Perché purtroppo siamo tutte schiave dei modelli che ci propina la società, tramite la tv, il web, i giornali. E siamo tutte schiave delle tabelle che ci dicono se siamo normopeso, sovrappeso o obese, delle immagini in cui ci dicono quanto dovrebbe misurare il nostro giro vita e i nostri fianchi, o di come dovrebbe essere la nostra pelle. E tutte, tra di noi, ci giudichiamo in base agli stessi parametri. Non ho mai sentito un complimento che non fosse “sei dimagrita? Stai benissimo!”. Se non sei dimagrita, ma magari hai messo su massa muscolare, non se ne accorge nessuno e nessuno ti fa i complimenti.

L'unico “valore” è il peso. Fa niente se dopo i 40 anni dimagrire spesso equivale anche a un decadimento della pelle, di certo non esteticamente bello. Ti dicono lo stesso che “stai benissimo” solo perché sei dimagrita. Io a volte vorrei commentare “sei dimagrita troppo”, ma passerei sicuramente per invidiosa.
Ma al di là di tutti questi ragionamenti, quello che penso è che “stare benissimo” spesso non ha niente a che fare con il proprio peso. Io sono sovrappeso, eppure sto benissimo. Nel senso che sono sana, non ho disturbi particolari, faccio tanta attività fisica, riesco persino a correre (nonostante i kg di troppo). Eppure lo specchio mi rimanda un'immagine che io per prima non riesco ad accettare senza tormentarmi, perché è diversa da quella che la mia mente ha costruito sin da quando ero bambina.

Sarebbe tutto più facile se, in primis tra di noi donne, iniziassimo a farci i complimenti per cose diverse dal peso. Magari notando un bel sorriso o un aspetto felice, sereno.
Perché non è vero che le magre sono per forza felici e che le non magre sono per forza tristi.
“Stare bene” è un concetto infinitamente complesso e ci faremmo davvero del bene (tutte noi donne) se smettessimo di esprimerlo in kilogrammi.




Questo sito utilizza cookies per migliorare l'esperienza di navigazione. Proseguendo con la navigazione acconsenti al loro utilizzo. Informativa estesaAccetto