Sono tutt’ora un disadattato ma mi definirei più orgogliosamente un inadeguabile (il confine è sottile ma mi illudo ci sia) ma ho smesso (era ora direte voi) di aspettare che arrivi qualcosa o qualcuno che mi risolva le cose.

Da giovinastro disadattato, nel mio periodo di pessimismo cosmico ed infinito, in quelle giornate grigie quando i miei occhi vedevano il mondo crollarmi addosso e le mie aspettative costantemente disattese mi rifugiavo in camera mia ad ascoltare “Good things come to those who wait” con al seguito “Ocean of doubt” per terminare con un poco di luce illusoria “Take me to your promised land” e la speranza che aspettando, fluttuando in un oceano di dubbi prima o poi arrivasse una principessa vestita di azzurro e mi portasse nella sua (mia) terra promessa.

Sono passati vent’anni circa. Sono tutt’ora un disadattato ma mi definirei più orgogliosamente un inadeguabile (il confine è sottile ma mi illudo ci sia) ma ho smesso (era ora direte voi) di aspettare che arrivi qualcosa o qualcuno che mi risolva le cose. Armato della certezza che le cose avvengano non a chi le aspetta ma a chi lavora e prepara un terreno fertile che possa permettere alle cose belle di manifestarsi e crescere. Alla fine è davvero l’unica cosa che possiamo fare, preparare il terreno fare del nostro meglio e godere nel farlo. Quando poi le cose belle arrivano di solito sono impegnato a fare d’altro dato che adesso c’è molto più di quanto avrei mai potuto sognare.
PS Le canzoni di Jason continuano a piacermi.




Questo sito utilizza cookies per migliorare l'esperienza di navigazione. Proseguendo con la navigazione acconsenti al loro utilizzo. Informativa estesaAccetto