Mi sveglio con albe sempre diverse, che ogni volta mi lasciano a bocca aperta. Sono circondata da persone ed energie che si mischiano e si collegano e danzano insieme e ognuna è diversa, ognuna ti lascia qualcosa di prezioso.

L’ultima volta che ho pernottato in una tenda è stato a Glastonbury 1994, l’anno dei Rage Against the Machine, L7, Tool, Johnny Cash, Nick Cave insomma una figata pazzesca. Pernottato è una parola grossa, la copiosa quantità di funghetti ingerita mi impedì di dormire per tutto il festival, presa com’ero a inseguire folletti e rock stars. Fatto sta che dopo quei 3 giorni di Festival di 23 anni fa, non ebbi più desiderio alcuno di sperimentare l’ebbrezza della camping life. Fino a quest’anno.

Vivo in una tenda da due mesi. Ho una compagna di tenda molto cool, due scatole che contengono le mie cose, una cassetta della frutta coloratissima come comodino, una stringa legata a un’altra tenda per asciugare i panni. Siamo ai bordi di un bosco. Anche il bagno è in comune, dipende da quanti studenti ci sono, ma puoi arrivare a dividere con una decina di persone, anche qualcosina in più.
A 50 anni, abituata a un appartamento tutto per me, a due passi dal centro storico e dalla palestra in cui insegno, potrebbe sembrare una scelta un po' folle, eppure avevo bisogno di farlo. Per me stessa, per mettermi in pace e alla prova, per riprendere quel sorriso che era sparito da qualche anno, praticamente per farmi un lifting all’anima.

Mi sveglio con albe sempre diverse, che ogni volta mi lasciano a bocca aperta. Sono circondata da persone ed energie che si mischiano e si collegano e danzano insieme e ognuna è diversa, ognuna ti lascia qualcosa di prezioso. Vedo ogni giorno tanto amore, rispetto e generosità che arriva da queste anime un po' matte e adorabili; vado a dormire con il canto dei grilli e la luna piena e se non c’è la luna, c’è un cielo stellato che sembra ricamato nella notte. Ogni tanto passa un cinghiale, ogni tanto Durga la gatta fa fuori un leprotto più sprovveduto degli altri, ogni tanto ti casca un fico troppo maturo in testa, ogni tanto la musica è così figa che non smetti di ballare, ogni tanto il vento è così forte che potresti volare via. Ogni giorno la gratitudine per questo regalo aumenta.
E mi ritrovo a sorridere ogni volta che percorro il sentiero dalla Cascina alla tenda, assalita dalle orde di cavallette impazzite, penso a come l’essere si sia alleggerito, a come tutto sia così semplice nella sua perfezione a come finalmente riesca a godermi il qui ed ora senza aspettarmi assolutamente nulla. Se questo non è yoga, non so cosa altro possa essere.




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