"Ho deciso di girare questo film per cercare di fare chiarezza sugli effetti dello zucchero: un giorno ho letto che era tossico e velenoso, un altro che fa bene e ci serve per produrre energia".

La mia generazione è cresciuta con gli spot che proclamavano l’assoluta necessità di zucchero per far funzionare correttamente il cervello. “Lo zucchero è sveglio! Ah sì? Eh già!”… questo gingle mi rimbomba ancora nella testa a distanza di 40 anni. E così sono stato cresciuto a botte di pane, burro e zucchero o di uovo sbattuto con lo zucchero e così via. Col passare del tempo però la tendenza dello zucchero si è evoluta. Gli anni 90 hanno segnato l’epoca delle bevande “light” ossia senza zucchero, così come dei cibi “light” ossia senza grassi.

Salvo poi scoprire che nei cibi “light” il grasso veniva sostituito proprio dallo zucchero e che nelle bevande “light” lo zucchero veniva sostituito da un dolcificante simile proveniente dalla lavorazione del mais. Oggi scopriamo addirittura che le diete povere di proteine ma ricche di zuccheri (unitamente alla privazione del sonno) costituiscono la base per le procedure del famoso “lavaggio del cervello”. Ma allora questo zucchero fa davvero così bene al nostro cervello? E al nostro organismo?

Cercando di approfondire questo argomento, mi sono imbattuto in due docu-film.

Il primo si intitola “Fed Up”. È sufficiente guardare il trailer per comprende molto bene quanto le industrie alimentari ci nascondano le informazioni fondamentali per la nostra salute. Noi non sappiamo quasi nulla del cibo che mangiamo, quello acquistato sugli scaffali dei supermercati, nelle confezioni colorate che ci attraggono e che ci portiamo a casa. O meglio: non sappiamo ciò che invece sarebbe vitale sapere, cioè quale sia l’effetto che questo tipo di cibo ha sulla nostra salute. Fed Up è sicuramente il documentario che “Big Food” non vuole che i consumatori vedano perché sbriciola le nostre illusioni e ci fa capire quanto siano distanti dalla realtà le informazioni che ci arrivano attraverso la pubblicità o l’informazione pilotata.

Il documentario spiega le cause dell’obesità dilagante, presenta le prove delle enormi quantità di zuccheri presenti nei cibi industriali e spiega come proprio questo sia alla base del problema. Fed Up prende ad esempio la realtà degli Stati Uniti, dove le linee guida alimentari hanno grandemente sottovalutato il ruolo degli zuccheri nell’aumento dell’obesità, del diabete e di tante altre patologie emergenti soprattutto nei bambini. Tali linee guida hanno permesso che ai cibi venissero aggiunte quantità incontrollate di zuccheri condannando generazioni intere a crescere grasse e malate.

Il secondo film che vorrei segnalare è “That sugar film”. Che cosa succede al nostro corpo se consumiamo 40 cucchiaini di zucchero al giorno? Lo racconta questa pellicola divertente ed ironica, in cui il regista si è messo alla prova in prima persona con un esperimento che racconta quello che (senza saperlo)davvero mangiamo. Partendo dal presupposto che lo zucchero è presente nell’80% dei cibi confezionati, il regista ha deciso di eliminare dalla sua dieta alimenti come merendine, bibite zuccherate, gelati. Così per sessanta giorni ha rinunciato al consumo di alimenti freschi sottoponendosi a una dieta ipocalorica a basso contenuto di grassi. Niente schifezze ma quasi esclusivamente prodotti apparentemente sani e salutari definiti “senza zuccheri”: yogurt alla frutta, barrette di cereali, bevande light, frutta secca o disidratata, mousli e succhi di frutta: insomma tutta roba che in genere è considerata sana e ipocalorica e che spesso i genitori danno ai propri figli. E i risultati sono stati scioccanti. Monitorato da un team di medici, dopo appena 18 giorni al regista è stato diagnosticato un ingrossamento del fegato. Con il passare del tempo è peggiorato anche l’umore, ha cominciato a soffrire di sonnolenza, nervosismo, apatia fino ad arrivare alla depressione. Alla fine dei due mesi era ingrassato di otto chili e mezzo e il punto vita era aumentato di 10 centimetri imboccando così la via dell’obesità. «Non ho mai cambiato il mio apporto calorico, ma nonostante questo non mi sentivo mai sazio» racconta il regista che, quando ha ripreso un regime dietetico normale è tornato al suo peso originale.

Ma come è possibile? Nonostante le dichiarazioni delle etichette, il regista con gli alimenti “salutari” ha consumato circa 40 cucchiaini di zucchero al giorno, una quantità non lontana dai 28 cucchiaini consumati in media da un adolescente americano (gli italiani ne consumano 18-20) ma assai distante dai 9 cucchiaini consigliati dall’organizzazione mondiale della Sanità (6 per le donne).

«Ho deciso di girare questo film per cercare di fare chiarezza sugli effetti dello zucchero: un giorno ho letto che era tossico e velenoso, un altro che fa bene e ci serve per produrre energia. Ho pensato che il solo modo per arrivare alla verità fosse quello di sperimentare tutto in prima persona con l’aiuto di un team di esperti». Il risultato è stato sorprendente: alimenti insospettabili non sono poi tanto meglio di un bicchiere di coca cola. «Non voglio demonizzare lo zucchero, l’intento del film è quello di mostrare alla gente dove davvero si nasconda. Le etichette sono spesso ambigue, la pubblicità fa il resto: ma dobbiamo essere consapevoli che quattro grammi di zucchero sono un cucchiaino».

La diffusione di malattie cardiache, di casi di diabete di tipo 2 e tutti gli abusi di zucchero mostrati nel film (trasformato anche in un libro) invitano a riflettere. Non è solo lo zucchero la causa dell’obesità, ma di certo gioca un ruolo importante.

Non so voi, ma io dopo aver visto queste due pellicole e cercato di sperimentare nella mia dieta quotidiana quanto appreso, ho iniziato a sentire una strana puzza… la puzza della menzogna.




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