Quanto è sottile il confine tra utilizzare il sesso per arrivare a qualcosa ed essere invece costretti a farlo?

Ormai da settimane imperversa il balletto mediatico con al centro il famigerato Weinstein. Non fraintendetemi, un mondo in cui per fare successo come attrice sei obbligata a farti molestare non è esattamente il mio mondo ideale. Mi stanno sull’anima i linciaggi però, quindi prima o poi mi toccherà difendere l’indifendibile? Spero di non arrivarci. Il punto però non è questo. Giusto indignarsi perché “tizia” ha deciso di darla a “caio” per far carriera? “Caio” certamente mostro ma il mostro esiste perché “tizia” lo ha nutrito.

Quanto è sottile il confine tra utilizzare il sesso per arrivare a qualcosa ed essere invece costretti a farlo? Vi assicuro nessun giudizio morale. Se una “tizia” qualunque decide che per lei il raggiungimento di un obbiettivo vale la “molestia” per me non c’è nulla da ridire. Mi chiedo però che valenza abbia denunciare la questione dopo anni semplicemente perché il “mostro” ha perso forza ed è braccato da tutti. Quanto è sottile il confine tra l’essere perseguiti giustamente per delle malefatte ed il linciaggio mediatico del più debole? In tutta questa cacofonia poi si perdono di vista altre molestie che avvengono alla porta accanto. Dove una bambina di 9 anni è obbligata dalla famiglia (musulmana) a sposarne uno di 45 e finisce poi in ospedale per le conseguenze di uno stupro, in questo caso fatto passare come lecito rapporto sessuale. Il fatto, di questi giorni, non è il primo ne sarà l’ultimo. Il tutto parte con accettare che delle bambine indossino velo o burqa o come cavolo lo volete chiamare e poi finiscono abusate. Alcuni preferiscono concentrarsi su Weinstein perché quest’ultima cosa è una legittima “normale” differenza culturale che non ci riguarda. Per me invece fino a quando lo permettiamo è complicità.





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