Il corpo umano è quasi perfetto, è un miracolo di ingegneria, fisica, chimica, meccanica e chissà che altro, lo yoga ne esalta le qualità e ne amplifica l’energia.

La caviglia è una articolazione mobile del tipo dei ginglimi angolari (troclea) che si instaura tra l’estremità prossimale dell’astragalo (o talo) e la pinza malleolare (formata dalle estremità distali di tibia e perone).
Un ruolo molto importante nella tenuta di questa articolazione lo rivestono i legamenti che creano una sorta di fascia, una cavigliera legamentosa, che tiene vicina la pinza malleolare.

Questa articolazione consente la flesso-estensione del piede e insieme alle altre articolazioni del tarso concorre alla prono-supinazione.
La mobilità della caviglia è molto importante perché permette al piede di adattarsi alle asperità del terreno durante la camminata, distribuendo meglio le forze che risalgono alle altre articolazioni (compresa la colonna vertebrale).
Gli asana mantengono mobile ed elastica questa articolazione; l’invecchiamento e la diminuzione della mobilità avvengono in tempi più lunghi, e l’articolazione si mantiene sana più a lungo.
Durante la pratica si utilizzano tutti i movimenti che la caviglia e il piede riescono ad eseguire nel loro normale range di movimento.
La flessione dorsale (piede a martello), come in paschimottanasana o il piede della gamba sollevata di virabhadrasana III.
La flessione plantare (collo del piede disteso), come in urdhva prasarita eka padasana, o in virasana.
La supinazione, quando la pianta del piede posteriore si appoggia a terra in virabhadrasana II ad esempio.
La pronazione di entrambi i piedi, in malasana.
Il corpo umano è quasi perfetto, è un miracolo di ingegneria, fisica, chimica, meccanica e chissà che altro, lo yoga ne esalta le qualità e ne amplifica l’energia.




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