Essere devianti rispetto ad una società malata è davvero da considerarsi segno di malattia o il contrario?

Prendo spunto dalla serie omonima per pormi e porvi domande. In primis la serie è fantastica e potrebbe essere definita una commedia noir, ma c’è anche dramma e soprattutto un profondo romanticismo non caramelloso.

Oltre a tutto ciò è spunto notevole di questioni tipo: essere devianti rispetto ad una società malata è davvero da considerarsi segno di malattia o il contrario? Provare un profondo disagio esistenziale è l’inizio di un problema o un sintomo positivo dell'esistenza di un embrione di sensibilità? Coloro che si adattano perfettamente sono da considerarsi i “migliori” i “vincenti” o sono forse i più pesantemente malati? Sarebbe un piacere se provaste a rispondere e scrivere brevemente, non con degli slogan presi in prestito, ma con ciò che realmente pensate in merito. Per quel che mi riguarda, in sintonia con la teoria della complessità, credo che l’equilibrio sia sempre ai margini del caos.




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