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La “profondità Yogica” si è arenata, come una balena che persa la direzione agonizza sulla battigia con l’unica consolazione di non morire sola.

Finalmente! Dopo una breve e folle corsa di pochi decenni, lo Yoga è morto. Non ufficialmente, tutt’altro, ma da percorso spirituale, disciplina esoterica, pratica New-Age, salutista e infine esercizio Fitness, nel breve spazio di una generazione, uno dei più antichi retaggi cognitivi dell’umanità è deceduto. Il nome rimane così onnipresente come mai in passato, un pò come per il contenitore del cibo d’asporto: la sostanza non c’è più, consumata in un nonnulla, ma i contenitori hanno ormai invaso il pianeta ed è quasi impossibile sbarazzarsene.

Come si sa, in Occidente ma ora anche in Oriente, le cose vanno veloci, consumate, digerite e rigurgitate in un batter d’occhio: via una, avanti l’altra!

Nei “bassi fondali” che regimentano il mondo d’oggi, la “profondità Yogica” si è arenata, come una balena che persa la direzione agonizza sulla battigia con l’unica consolazione di non morire sola, ma condivisa nel trapasso con i miliardi di naviganti persi nei meandri del libro delle facce, delle foto all’istante e del cinguettio virtuale.

Chissà! Forse in un qualche angolo, abisso o cima nascosta e irraggiungibile ai “droni” onnivedenti, qualcosa rimane, pronto a rinascere dalle ceneri come un’Araba Fenice e “felice” e, visti gli ultra-veloci tempi moderni, non fra 2000 anni, ma presto…

Oggi lo Yoga è morto, domani chissà!? …W lo Yoga!




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