I libri in viaggio sono uno dei modi con cui stare nel viaggio. Sguardi di altri su storie vicine o lontane, diventano lenti per leggere il presente.

Nei suq, camminare tra corpi e oggetti è un’impresa. Le ciabatte si impiastricciano di fango e residui organici e la pelle si impregna di odori forti, dolciastri o sapidi. Mentre cammino, a nessuno sfugge il mio essere donna europea, tanto meno a me… Ma ormai ci sono abituata, lascio che il pensiero mi porti e mi chiedo se avrò pescato scritture e narrazioni che mi piacciono, che nutrono l’emozione del leggere.

Ritorno al Riad, ringrazio Patricia, una delle piuttosto numerose immigrate pieds-noirs (come più o meno amichevolmente sono chiamati i francesi installati in Algeria dai francesi in Europa) che preferiscono tornare al sud pur di non vedere la débacle del governo Macron, e comincio a leggere.

Choukri è l’inizio. In tre giorni finisce. Proseguo con Malouf e le sue oltre cinquecento pagine mi accompagnano fino al ritorno a casa. E dire che avevo con me il voluminoso Purity di Jonathan Franzen, chi avrebbe pensato che non sarebbe stato abbastanza?

Tre libri belli, imperfetti, ma belli. Tre libri estremamente diversi che suggerisco caldamente se godete di tempo in abbondanza per immergervi senza sconti nella lettura. Tre libri dalla scrittura profondamente diversa: scarna e assertiva in Choukri, misurata ed elegante in Malouf, frammentata e complessa in Franzen. Tre narrazioni lontane l’una dall’altra: autobiografica la prima; verosimile la seconda (mémoire, finzione, resoconto storico); ricca di stili presi a prestito dalla scrittura dei social network o influenzati dal mezzo tecnologico, insieme a digressioni quasi filosofiche per l’ultima. Tre romanzi che, come tutti i buoni libri, mi hanno invitata a cercare informazioni sugli autori, le loro storie professionali e qualche accenno sulla loro vita. (Per inciso: non sono una fan delle biografie, per niente. Spesso preferisco non sapere nulla di ciò che non è pubblico, di ciò che l’autore ha voluto dire con la sua arte. Ma mi interessa capire come si sono formati, cosa hanno studiato, come hanno lavorato per giungere al risultato che ho sotto i miei occhi). Tre belle e pertinenti copertine: fumettistica-dark per Choukri, atmosferica e leggermente retrò per Malouf, contemporanea nell’effetto di sovraesposizione di un ritratto fotografico per Franzen.

I libri in viaggio sono uno dei modi con cui stare nel viaggio. Sguardi di altri su storie vicine o lontane, diventano lenti per leggere il presente. Incontri causali o scelte ponderate, oggetti fisici o impulsi su schermi, i buoni libri non finiscono con l’ultima pagina: rinascono in forme diverse nelle nostre parole, nei nostri punti di vista, nella nostra storia. Ci portano in viaggio ovunque noi siamo.




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