Non vorrei essere da nessuna altra parte, vivo dentro a quell’ora con i piedi ghiacciati e me la godo.

È lunedì sera. Sono a fare lezione nella palestra comunale del paesino di montagna dove insegno yoga. Palestra enorme, riscaldamento ad aria con efficienza pari a zero. Ci sono 12 gradi. Qualcuno ha il paraorecchie da sci e qualcuno invece ha i pantaloncini corti.

Un bambino dorme in un angolino sotto una coperta perché i genitori non sanno dove "metterlo" per venire a yoga. Io ho freddo ma non sto male, mentre nella mia mente si alternano stati di buffa ironia e un pò di preoccupazione per le persone presenti. Non voglio che stiano male, ma un pò mi diverte e mi da gioia che invece di essere sul divano davanti alla tv siano venute qui. Non vorrei essere da nessuna altra parte, vivo dentro a quell’ora con i piedi ghiacciati e me la godo. Fuori intanto nevica forte e quando usciamo ci sono già venti centimetri di neve. Penso: Dio che figata, che fortuna essere vivi stasera, andare a casa stanchi con qualcuno che amiamo ad aspettarci. Arrivo alla macchina e scopro di avere una gomma completamente a terra. Mi viene da imprecare, forse lo faccio, ora non ricordo precisamente. Sono sconfortata e demoralizzata, tutto il mio zen e la mia armonia interiore sono andati a quel paese. Mentre penso a cose negative e autosvilenti arriva Lorenzo, un ragazzo del paese che pratica, mi dice che ha il compressore appena sotto nel garage. Torno a casa e i fiocchi enormi di neve illuminati dai fari mi vengono incontro. Rido un pò di me stessa. La strada verso l’illuminazione... beh, è ancora lunga.




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