“Fenomenologia dello Spirito” di Marco M.
Fenomenologia dello Spirito
Il titolo di questo post riporta il titolo di uno dei libri più famosi di Hegel. Un titolo affascinante per un testo pressoché incomprensibile.
L’unica cosa che mi sembrò di capire dopo averlo letto tutto un paio di volte (non solo per una sorta di autolesionismo che mi accompagna da sempre, ma perché dovetti sostenere un esame su di esso) è che bisogna allontanarsi da sé per compiere un viaggio circolare che ci riporti a casa, per scoprire infine che ciò che cercavamo era già con noi.
Ciò che cerco da sempre è l’esperienza, unica conoscenza autentica, di un qualcosa che trascenda il contingente, che dia una certezza di eternità e di senso all’esistenza.
Da bambino fui educato in una famiglia cattolica che mi mandava in chiesa tutte le domeniche. Arrivai a pregare tutti i giorni senza che nessuno mi costringesse, recandomi spesso in chiesa da solo. Poi probabilmente iniziai a percepire tutto questo come formale e imposto. Entrai così in una lunga adolescenza dell’anima e divenni un sacerdote del nichilismo, figlio della sopravvalutazione dell’intelletto. Credevo, come tanti “adolescenti” credono oggi, che le risposte autentiche arrivassero dalla ragione. Non trovandole, per alcuni anni divenni persino relativista, che rappresenta, credo, il punto più buio, più doloroso e più distante da “casa”. Per conoscersi è necessario anche perdersi, e per me la fede nella ragione è stata un’ignoranza necessaria.
Oggi sono molto più vicino a casa. Vivo in uno stato di soddisfazione e serenità, dove i drammi e le difficoltà della vita, che ci sono sempre, appartengono più alla periferia lontana che al centro. A volte, anche e soprattutto con i miei post su questa pagina, manco di compassione e comprensione per coloro che sono ancora nell’adolescenza e credono in modo dogmatico alla ragione, senza avere alcuna percezione dell’assoluto. Forse anche loro sono in viaggio, solo ancora molto lontani da casa.
m.m.