“Nirasha” di Marco M.
Nirasha
Nirasha è un termine vedico che significa letteralmente “senza speranza”. L’atteggiamento verso la speranza è una delle tante linee sottili che differenziano un essere consapevole rispetto, da una parte, al significato comune, e dall’altra alle teste di legno che si informano (studiano testi vedici) senza riuscire poi a capire un tubo. Questi ultimi sono, senza dubbio, i più distanti, perché credono di sapere.
L’assenza di speranza, sia nella Bhagavad Gita che nelle Upanishad, è uno dei presupposti per la liberazione (Mukti nelle Upanishad e liberazione dal Samsara nella Gita).
L’assenza di speranza non ha però nulla a che vedere con il nichilismo occidentale. Chi marcia sulla linea sottile della consapevolezza fa dei progetti e, nel farli, spera che si avverino. Contestualmente riesce a vivere questo superficiale attaccamento al progetto, che è una speranza, con distacco ascetico (askesis) ed è pronto non semplicemente ad accettare, ma a prendere il non accadere di ciò che sperava come una grande opportunità e una nuova sfida.
La nuova sfida include anche la futura relazione con il progetto iniziale, in una sorta di tentativo di equilibrio tra il soccombere e rinunciare subito e l’insistere oltre misura. Chi ha bisogno di istruzioni su come muoversi su questa linea sottile fa parte delle teste di legno che non comprendono che è il sentire a dover fare da guida, e non il sapere. La conoscenza è esperienziale: si impara cadendo dal filo, e non è intellettuale, perché nessuno può spiegarti ciò che devi sentire.
m.m.