I libri in viaggio sono uno dei modi con cui stare nel viaggio. Sguardi di altri su storie vicine o lontane, diventano lenti per leggere il presente.

Nei suq, camminare tra corpi e oggetti è un’impresa. Le ciabatte si impiastricciano di fango e residui organici e la pelle si impregna di odori forti, dolciastri o sapidi. Mentre cammino, a nessuno sfugge il mio essere donna europea, tanto meno a me… Ma ormai ci sono abituata, lascio che il pensiero mi porti e mi chiedo se avrò pescato scritture e narrazioni che mi piacciono, che nutrono l’emozione del leggere.

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Presi dall’adrenalina del momento e dalla bellezza del paesaggio fermiamo la macchina e ci mettiamo a ballare in mezzo alla strada con le falene che sembrano ballare con noi, drogate dalle luci dei fari della macchina.

Sono atterrato negli US con Emanuela a Portland, Oregon, il 22 Settembre. Come prima tappa del nostro viaggio avevo scelto una località amena chiamata Austin, non quella in Texas ma un paesino di 200 abitanti vicino alle montagne del Toiyabe nel Nevada, che ho conosciuto grazie a un romanzo di Don Winslow e che mi aveva affascinato per la sua bellezza e la sua desolazione.

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Quasi mai ho comprato a caso un libro di cui non amassi il progetto editoriale o, per lo meno, l’immagine di copertina. Qualche volta sono stata delusa, ma meno di ciò che le statistiche potrebbero confermare.

Medina di Meknes; parte del mercato più povero. Sono alla ricerca di un romanzo.

Uno qualsiasi, mi dico, purché mi permetta di avere qualcosa da leggere nei lunghi viaggi con i mezzi pubblici tra un luogo e l’altro e la sera, dopo aver camminato tutto il giorno sotto il sole dell’Africa.

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Me ne sono andato presto perché mi risultava un pò stretto anche se ho poi scoperto che per definizione qualsiasi “paese” del mondo ha i suoi limiti.

Sono nato e cresciuto in una parte del mondo chiamata Italia.
Ho un “Passaporto” emesso dalla cosiddetta “Repubblica Italiana”.
Sono quindi considerato un “Cittadino Italiano” d’accordo con i sistemi vigenti, anche se in realtà non ho mai capito bene cosa volesse dire.

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Vorrei che la pace fosse una risorsa e non una debolezza, che un grado maggiore di libertà e di tolleranza che ci siamo sudati nei secoli non venga perso a causa della nostra inettitudine.

Metaforicamente parlando la pancia piena e la pace ci hanno reso esseri privi di spina dorsale. Da una parte lo stile occidentale ha colonizzato il mondo mentre il suo corpo esausto sta andando in putrefazione.

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