Non vorrei essere da nessuna altra parte, vivo dentro a quell’ora con i piedi ghiacciati e me la godo.

È lunedì sera. Sono a fare lezione nella palestra comunale del paesino di montagna dove insegno yoga. Palestra enorme, riscaldamento ad aria con efficienza pari a zero. Ci sono 12 gradi. Qualcuno ha il paraorecchie da sci e qualcuno invece ha i pantaloncini corti.

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Se preferite il ritiro, l'astensione e il fastidio vi sono ancora posti liberi nelle grotte di montagna, ma tenente conto che alcuni di coloro che hanno fatto questa scelta sono stati visti nudi ad inseguir mufloni.

Premetto che non scrivo da un pulpito lontano ma quello che leggete è frutto di esperienza personale, ascolto ed osservazione attenta. Buona parte delle religioni ma anche alcune discipline e filosofie orientali predicano l’astensione coadiuvata da una generica distanza dai sensi. Non nego che per pochissimi questa cosa possa avere un senso e creare un piccolo angolo di pace ed equilibrio. Tranne però questi rarissimi casi questa tendenza crea depravazione e malattia mentale.

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Sia chiaro, la povertà non è una sfiga ma una malattia, di cui siete i primi responsabili e va assolutamente curata.

L'argomento non viene mai discusso molto durante i seminari di Yoga, anche se l'afflusso e il deflusso di denaro sono tanto un aspetto cruciale del vivere bene e in armonia quanto lo studio del Sutra di Patanjali, della Gita e della buona energia che fluisce attraverso Mudra e Pranayama.

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Ciò che sbalordisce nell’essere umano è il “comprarsi” queste favole per vere, appoggiare su di esse la propria vita rendendola così miserevole e pretendendo che gli altri ci credano, infettando così con la propria ignoranza la vita di altre persone.

Vi è tutta una schiera di ignoranti che pensano che ciò che è scientifico sia al di sopra delle parti e quindi verità. A queste legioni dell’oscurità mentale appartengono anche molti pseudo scienziati della domenica che non hanno mai fatto una ricerca scientifica reale. Gli altri discepoli sono umanità varia dominata dalla paura, che ha bisogno di una qualche finta certezza a cui appoggiarsi.

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C’è davvero bisogno di tutto questo fracasso costante? Davvero dobbiamo parlare per ore senza dire essenzialmente nulla?

Ho sempre pensato che le parole fossero importanti. Ed in un certo senso lo penso ancora. Penso che la comunicazione sia fondamentale per capire e farci capire dal mondo circostante. Ma negli ultimi tempi il mio pensiero si è modificato. È “shiftato” dal "le parole sono importanti" al "saper comunicare è un bisogno, saper ascoltare è un arte".

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