Non si “dovrebbe” amare ma Essere in uno spazio sensibile in cui i vari problemi, preoccupazioni, contrasti entrano ma non sostano.

Non è sempre semplice: la vita quotidiana rischia spesso di schiacciare anche il più nobile dei sentimenti. La socialità digitale, che di sociale non ha molto, toglie profondità a tutto. Piacere, dolore, entusiasmo, tutta una gamma di sentimenti sono schiacciati in un'emoticon. L’Amore non è un sentimento basato su un pensiero e su di un modello.

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"Untitled", Emanuela Genesio, inchiostro di china

Sedere è essenzialmente uno spazio semplificato, la vita quotidiana è un incessante muoversi.

È Charlotte Joko Beck a dirlo, in un libro che riporta una voce diretta, senza decori, in un netto bianco e nero dal sapore pienamente zen.
Zen quotidiano è il libro meno libro che io abbia letto finora. Forse è per questo che non sono ancora arrivata all’ultima pagina, pur maneggiandolo da più anni. Un libro che nega la propria scrittura rispettandola, facendola sparire nell’attimo seguente alla lettura.

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Sembra che l’ignoranza sia infinitamente più contagiosa della sua sorella opposta.

Ciò che sta accadendo è chiaro: la sensibilità, l'intelligenza, la comprensione ecc., sono ridotte ai minimi termini. Il genere umano sta involvendo? Non so, ma non credo che in altre epoche andasse meglio o peggio. Semplicemente ora, grazie alla socialità digitale, il triste degrado è diventato molto più vistoso e virale.

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Libro: Ma gli Androidi sognano Pecore Elettriche? - Philip Kindred Dick (1968)
Film: Blade Runner - Ridley Scott (1982)

Se non l’avete fatto, o se avete solo visto il film (Blade Runner) a cui si è ispirato, leggete “Ma gli Androidi sognano Pecore Elettriche?” che è anche molto di più di quel grande film già al di sopra della norma.

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Io chiedo a tutti voi: “Vale davvero la pena vivere così?” Per favore evitate a voi stessi delle scuse del tipo “non si può fare diversamente” perché sono palle, si può sempre fare diversamente.

C’è stato un periodo anche piuttosto lungo in cui facevo il pendolare prendendo ogni giorno il treno per andare e tornare da Torino. In quel periodo oltre al lavoro già di per sé impegnativo ero iscritto all’università e quindi preparavo gli esami e tutto questo senza rinunciare alla vita sociale. Non sto dicendo che lavoravo in miniera ma era impegnativo e nonostante la giovane età, che in queste cose aiuta parecchio, vivevo certamente in una condizione di frenesia e stress.

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